Chi eredita cosa, e perché
Le regole dell'eredità sono scritte in un linguaggio che sembra fatto apposta per non essere capito. Qui le trovi tradotte: cosa spetta a ciascuno, cosa succede alle donazioni fatte in vita, e cosa si può fare quando qualcosa non torna. Senza parole difficili, e senza farti sentire in colpa per non saperle.
Aggiornata · luglio 20261. La legittima: la parte che spetta comunque
In Italia non si può diseredare chi si vuole. La legge riserva una quota di patrimonio ad alcuni familiari stretti — coniuge, figli e, se non ci sono figli, i genitori — e quella quota si chiama legittima. È intoccabile: nemmeno un testamento può portarla via.
Il resto si chiama disponibile, ed è la parte di cui si può disporre liberamente, lasciandola a chi si vuole.
| Chi resta | Quota riservata per legge | Disponibile |
|---|---|---|
| Un figlio solo | 1/2 al figlio | 1/2 |
| Due o più figli | 2/3 da dividere fra loro | 1/3 |
| Solo il coniuge | 1/2 al coniuge | 1/2 |
| Coniuge + un figlio | 1/3 al coniuge, 1/3 al figlio | 1/3 |
| Coniuge + due o più figli | 1/4 al coniuge, 1/2 ai figli | 1/4 |
| Coniuge + genitori (senza figli) | 1/2 al coniuge, 1/4 ai genitori | 1/4 |
| Solo i genitori | 1/3 ai genitori | 2/3 |
Al coniuge spetta inoltre, sempre e in aggiunta alla sua quota, il diritto di continuare ad abitare la casa familiare e di usare i mobili che ci sono dentro.
Riferimenti: artt. 536-542 e 540 del Codice civile. Le quote si calcolano su una massa che tiene conto anche delle donazioni fatte in vita — vedi il punto successivo, perché è lì che nascono quasi tutti i malintesi.
2. Le donazioni fatte in vita contano (e quasi nessuno lo sa)
È il punto che genera più liti fra fratelli, e succede sempre così: uno dei figli ha ricevuto qualcosa mentre il genitore era in vita — una casa, un aiuto per comprarla, del denaro — e alla morte si dà per scontato che quella cosa "non c'entri" con l'eredità.
Non è così. Con un meccanismo che si chiama collazione, quello che è stato donato a figli o coniuge viene rimesso virtualmente nel calcolo, per verificare che a ciascuno sia arrivato quello che gli spetta. Chi ha già ricevuto, in pratica, riceve di meno dopo.
E attenzione: contano anche le donazioni indirette, cioè quelle che nessuno chiama donazioni. Il genitore che paga il rogito della casa al figlio, o che estingue il suo mutuo, sta facendo una donazione a tutti gli effetti — anche se sull'atto risulta che la casa l'ha comprata il figlio.
3. Se ti hanno lasciato meno di quello che ti spetta
Se un testamento o le donazioni fatte in vita hanno intaccato la tua quota di legittima, esiste uno strumento per rimetterla a posto: si chiama azione di riduzione. Serve a ridurre le disposizioni che ti hanno leso, fino a ricostituire quello che ti spetta per legge.
Due cose pratiche da sapere prima di pensare a una causa:
- Prima di andare davanti a un giudice, la legge impone di tentare la mediazione: è una condizione obbligatoria, non un consiglio.
- Il valore della vertenza è la quota contestata, non l'intera eredità — il che di solito rende la cosa più abbordabile di quanto si tema.
4. Quando la casa è di tutti: la comunione ereditaria
Se gli eredi sono più d'uno e nell'eredità c'è un immobile, quell'immobile diventa automaticamente di tutti pro quota. Si chiama comunione ereditaria, e nasce da sola, senza che nessuno debba firmare niente. È la condizione di partenza di gran parte delle liti fra fratelli, per una ragione semplice: per vendere serve l'accordo di tutti, e basta uno che dice no.
La buona notizia è che nessuno è obbligato a restarci: ciascun erede può chiedere in qualsiasi momento la divisione. Se ci si mette d'accordo, si fa davanti a un notaio e finisce lì. Se non ci si mette d'accordo, si passa dalla mediazione e, in ultima istanza, dal giudice — con i tempi e i costi che trovi qui sotto.
5. La mediazione: obbligatoria, ma è una buona notizia
Per le questioni ereditarie — divisione, testamenti contestati, legittima lesa — la legge impone di tentare la mediazione prima di poter fare causa. Sembra un ostacolo in più, e invece nella pratica è quasi sempre la via d'uscita migliore.
| Mediazione | Causa | |
|---|---|---|
| Tempi | 3-6 mesi | 2-5 anni |
| Chi decide | Voi, con l'aiuto di un mediatore | Un giudice |
| La casa | La vendete voi, al prezzo di mercato | Rischio asta, con perdite del 30-50% |
| Agevolazioni | Credito d'imposta fino a 1.200 € in caso di accordo | Nessuna |
L'accordo raggiunto in mediazione ha lo stesso valore di una sentenza, e per gli immobili si trascrive con l'intervento del notaio.
6. Accettare, rinunciare, o accettare con prudenza
Ereditare non è automatico: si può scegliere. E la scelta va fatta sapendo che chi accetta eredita anche i debiti.
- Accettazione. Può essere espressa, oppure tacita: cioè risultare da comportamenti concludenti, come vendere un bene del defunto o usarne il conto. Attenzione, perché si accetta senza accorgersene.
- Rinuncia. Si fa davanti a un notaio o al cancelliere del tribunale. Chi rinuncia è come se non fosse mai stato erede, e la sua quota va agli altri.
- Accettazione con beneficio d'inventario. È la via prudente quando non si sa se ci siano debiti: si eredita, ma si risponde dei debiti solo entro il valore di quello che si è ricevuto. È obbligatoria quando fra gli eredi c'è un minorenne.
7. Se un erede è morto prima: la rappresentazione
Se una persona che avrebbe ereditato è morta prima del defunto — o ha rinunciato — al suo posto subentrano i suoi discendenti. È il motivo per cui in certe successioni compaiono nipoti che nessuno aveva considerato, e per cui a volte gli eredi sono molti più del previsto.
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