Successione senza notaio: si può? Nella maggior parte dei casi, sì
No, il notaio non serve. Non serve per la dichiarazione di successione, non serve per la voltura catastale, e non serve nemmeno quando nell'eredità c'è una casa. È l'equivoco che costa di più alle famiglie italiane. Serve invece in casi precisi — testamento, rinuncia, beneficio d'inventario, divisione, vendita — e qui li trovi uno per uno, con le alternative e quello che si può dire davvero sui costi.
Aggiornata · luglio 2026Cosa non richiede il notaio, nemmeno con una casa in eredità
- La dichiarazione di successione, anche con immobili. La presentano eredi, chiamati e legatari entro 12 mesi dal decesso, per via telematica: da soli o tramite un intermediario abilitato (commercialisti, CAF, geometri, avvocati). Il notaio non compare in nessun punto della procedura.
- La voltura catastale, cioè l'aggiornamento del Catasto che intesta l'immobile agli eredi. Si chiede dentro la dichiarazione stessa: se non lo fai, entro 30 giorni serve una domanda separata all'ufficio provinciale dell'Agenzia.
- La dichiarazione sostitutiva di atto di notorietà con l'albero genealogico, cioè l'autocertificazione che dice chi sono gli eredi (DPR 445/2000). Verso l'Agenzia vale firmata da te; se la chiede una banca serve l'autentica della firma davanti a un pubblico ufficiale — che può essere il funzionario del Comune.
- Lo sblocco dei conti correnti: alla banca serve la dichiarazione con l'attestazione di avvenuta presentazione, non un atto notarile (il percorso completo).
- Restare in comunione ereditaria. Con più eredi la comunione si forma da sola: ognuno ha una quota ideale dell'eredità, non una stanza. Restare così non costa nulla e non richiede alcun atto.
La confusione che fa perdere più tempo: dichiarazione ≠ accettazione
Molte persone credono che presentando la dichiarazione di successione abbiano automaticamente accettato l'eredità. Non è così. La dichiarazione è un adempimento fiscale: comunica all'Agenzia delle Entrate cosa compone l'eredità e serve a versare le imposte. L'accettazione è un atto di diritto civile: è il momento in cui diventi erede a tutti gli effetti e rispondi anche dei debiti del defunto. Può essere espressa, oppure tacita quando compi un atto che presuppone la volontà di accettare. La Cassazione è costante: la sola dichiarazione non vale come accettazione tacita, perché è un atto dovuto per obbligo fiscale.
Quando il notaio serve davvero
Qui la risposta cambia, e non ha senso addolcirla: in alcune situazioni la legge chiede un pubblico ufficiale — a volte il notaio, a volte anche il cancelliere, che costa meno.
| Situazione | Chi serve | Perché |
|---|---|---|
| C'è un testamento olografo o segreto | Notaio | La pubblicazione è riservata al notaio (artt. 620 e 621 c.c.) |
| C'è un testamento pubblico | Nessun atto nuovo | Già atto pubblico: il notaio avvisa eredi e legatari (art. 623 c.c.) |
| Un chiamato vuole rinunciare | Notaio o cancelliere | Dichiarazione in forma solenne (art. 519 c.c.) |
| Accettazione con beneficio d'inventario | Notaio o cancelliere | Stessa forma solenne, più l'inventario (art. 484 c.c.) |
| Fra gli eredi c'è un minore | Giudice tutelare, poi notaio o cancelliere | Serve l'autorizzazione per accettare o rinunciare (art. 320 c.c.) |
| Dividere gli immobili fra eredi | Notaio | Per trascrivere serve atto pubblico o firma autenticata (art. 2657 c.c.) |
| Vendere la casa ereditata | Notaio | Rogito notarile, e prima va trascritta l'accettazione (artt. 2648 e 2650 c.c.) |
La regola per ricordarsela: ereditare non richiede il notaio; disporre dell'eredità — venderla, dividerla, rifiutarla — quasi sempre sì. Vediamoli uno per uno.
Pubblicare il testamento
- Olografo (scritto a mano dal defunto, datato e firmato): chiunque lo possiede deve presentarlo a un notaio appena ha notizia della morte. Il notaio redige un verbale con due testimoni e ne riproduce il contenuto. Se qualcuno lo tiene nel cassetto, chi ha interesse può chiedere al giudice di fissargli un termine.
- Segreto (consegnato sigillato a un notaio): lo apre e lo pubblica il notaio che lo ha in deposito, con le stesse formalità.
- Pubblico (dettato al notaio quando il defunto era in vita): non va pubblicato, è già un atto pubblico. Il notaio deve solo comunicarne l'esistenza a eredi e legatari di cui conosce l'indirizzo.
Finché un olografo non è pubblicato non è eseguibile: la banca non lo considera e la dichiarazione di successione non può tenerne conto.
Sui costi si può essere precisi solo a metà, e preferiamo dirlo. Le imposte fisse sono uguali per tutti: 200 € di registro e 45 € di bollo se il verbale non va trascritto, più tassa d'archivio e diritti per il registro generale dei testamenti; con disposizioni immobiliari da trascrivere si aggiungono 155 € di bollo, 200 € di ipotecaria e 35 € di tassa ipotecaria. L'onorario invece non è più tariffato dal 2012: chiedi un preventivo scritto, è un tuo diritto.
Rinunciare all'eredità
Serve una forma solenne: una dichiarazione ricevuta da un notaio oppure dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione, poi inserita nel registro delle successioni. Non basta una scrittura privata, nemmeno autenticata.
Le due strade sono equivalenti, ma in cancelleria non paghi un onorario. Restano l'imposta di registro fissa di 200 € (modello F23), le marche da bollo da 16 € e i diritti di copia — quanti, cambia da tribunale a tribunale: Firenze indica una marca da 16 € per l'atto più 16 € e 11,80 € per il ritiro (35,40 € con urgenza), La Spezia tre marche da 16 € più due diritti da 11,79 €. Guarda la pagina del tuo tribunale prima di andare.
I termini contano. Il diritto di accettare si prescrive in dieci anni, ma se sei nel possesso di beni ereditari — anche solo le chiavi di casa — hai tre mesi per l'inventario e altri quaranta giorni per decidere; se li lasci scadere diventi erede puro e semplice e rispondi dei debiti con il tuo patrimonio. Chi rinuncia è poi considerato come se non fosse mai stato chiamato e la sua quota si devolve ad altri: a chi, e se può ricadere sui tuoi figli, dipende dal caso. Lo verifica l'avvocato.
Accettare con beneficio d'inventario
Serve quando l'eredità potrebbe avere più debiti che beni: tiene separato il patrimonio del defunto dal tuo, così rispondi dei debiti solo nei limiti di quanto hai ereditato.
La forma è la stessa della rinuncia: dichiarazione ricevuta da un notaio o dal cancelliere, inserita nel registro delle successioni e trascritta entro un mese presso i registri immobiliari. Deve essere preceduta o seguita dall'inventario: è questa, non la dichiarazione, la parte impegnativa e potenzialmente costosa, perché comporta la ricognizione e la stima dei beni.
Con un erede minorenne diventa obbligatorio. Le eredità devolute a minori e interdetti non si possono accettare se non col beneficio d'inventario: non è prudenza, è la legge. E i genitori non possono accettare né rinunciare per il figlio senza l'autorizzazione del giudice tutelare, che si chiede con un ricorso. Il minore però non decade dal beneficio se si conforma entro un anno dalla maggiore età.
Anche qui non pubblichiamo una cifra: fra onorario non tariffato, inventario e stime, un numero medio sarebbe inventato.
Dividere gli immobili fra eredi
La domanda vera non è "serve il notaio", ma "mi serve davvero dividere". Restare in comunione non richiede nulla: nessun atto, nessuna imposta aggiuntiva. Dichiarazione e voltura si fanno per quote indivise e l'immobile risulta intestato a tutti. Il limite è che ogni decisione va presa insieme, e per vendere servono tutte le firme.
Sciogliere la comunione, cioè assegnare a ciascuno beni determinati, è un diritto che ogni coerede può esercitare quando vuole. I limiti sono temporanei: il defunto può aver vietato la divisione per un massimo di cinque anni, e con un minore fra gli eredi può essere rinviata fino a un anno dopo la sua maggiore età — ma in casi gravi il giudice può autorizzarla prima.
Con gli immobili la forma è vincolata: l'atto va fatto per iscritto a pena di nullità, e per trascriverlo serve un atto pubblico o una scrittura privata con firme autenticate. In pratica, il notaio. Sul piano fiscale la divisione sconta l'imposta di registro dell'1%. Ma se a un coerede tocca più della sua quota e la differenza (il conguaglio) supera il 5% della quota, quella parte è tassata come una vendita — per gli immobili al 9%. È il punto in cui una divisione fatta a occhio fra fratelli diventa cara.
Vendere la casa ereditata
Il rogito è sempre notarile. Il passaggio che sorprende arriva prima: nei registri immobiliari deve risultare che tu hai accettato l'eredità, e la dichiarazione di successione non basta perché è fiscale, non civilistica. Serve la trascrizione dell'accettazione, che quando è tacita il notaio esegue di solito contestualmente alla vendita. Se manca, si rompe la continuità delle trascrizioni: le trascrizioni successive non producono effetto finché l'acquisto anteriore non è trascritto, e l'acquirente — o la sua banca — non procede. È la ragione per cui molte agenzie considerano complicate le case in successione: non lo sono, vanno fatte nell'ordine giusto.
Quanto costa il notaio, e perché nessuno può dirtelo in anticipo
Diciamo la cosa scomoda: una tariffa notarile non esiste più. È stata abrogata nel 2012, e da allora il compenso si pattuisce quando conferisci l'incarico. Le cifre che circolano online sono medie di mercato, non importi ufficiali: per questo qui non ne trovi nessuna. Uguali per tutti sono solo le imposte fisse: se due preventivi differiscono, la differenza è tutta nell'onorario. Chiedilo scritto e con le voci separate, e per rinuncia e beneficio d'inventario valuta la cancelleria del tribunale.
Non sai se il tuo caso richiede il notaio?
Rispondi a poche domande e ti diciamo che percorso ti serve. Se serve un notaio te lo diciamo, e se ce lo chiedi ti mettiamo in contatto con uno del network. Se non serve, hai già il prezzo fisso: 349 € per il caso standard, voltura compresa.
Verifica il tuo caso in 30 secondiCosa facciamo noi e cosa non possiamo fare
Prepariamo la dichiarazione e la facciamo controllare, firmare e trasmettere dallo Studio Legale ADM, Avv. Antonello De Marco, voltura compresa. Caso standard, fino a 6 eredi e 4 fabbricati: 349 €; con testamento 499 €; con un erede minorenne, ricorso incluso, 749–1.149 €. Le imposte le versi tu all'Erario, ma te le calcoliamo noi.
Non facciamo, perché non possiamo, gli atti riservati al notaio: pubblicazione dei testamenti, rinunce, beneficio d'inventario, divisioni. Per quelli esiste il network, e il contatto parte solo se sei tu a chiederlo.
E c'è un caso in cui non ti serviamo affatto: se l'eredità è devoluta al coniuge e ai parenti in linea retta, vale non più di 100.000 € e non comprende immobili, la dichiarazione non è dovuta e alla banca basta una dichiarazione di esonero. Per una successione lineare esiste poi la precompilata gratuita dell'Agenzia: conviene?
Vedi anche quanto costa, quanto tempo ci vuole, i documenti e la checklist stampabile. Se sono passati dodici mesi dal decesso, leggi cosa succede se sei in ritardo: quasi sempre si rimedia. Le norme per esteso sono in le regole.
Domande frequenti
Serve il notaio per la dichiarazione di successione?
No. La dichiarazione di successione e la voltura catastale non richiedono il notaio, nemmeno quando nell'eredità ci sono immobili. Possono essere presentate dall'erede o tramite un intermediario abilitato.
Quando serve obbligatoriamente il notaio in una successione?
Per pubblicare un testamento, per la rinuncia all'eredità e l'accettazione con beneficio d'inventario (in alternativa al cancelliere del tribunale), per le divisioni ereditarie con immobili e in presenza di eredi minorenni per gli atti che richiedono autorizzazioni.
Posso vendere una casa ereditata senza notaio?
La vendita richiede sempre il rogito notarile, e prima della vendita va trascritta l'accettazione tacita dell'eredità. Ma la successione in sé — dichiarazione e voltura — non richiede il notaio.
Presentare la dichiarazione di successione significa accettare l'eredità?
No, sono due cose diverse. La dichiarazione di successione è un adempimento fiscale verso l'Agenzia delle Entrate; l'accettazione dell'eredità è un atto di diritto civile. La Cassazione è costante nel ritenere che la sola presentazione della dichiarazione non vale come accettazione tacita, perché è un atto che il chiamato deve compiere anche solo per ragioni fiscali, a prescindere dalla scelta di accettare o rinunciare.
Si può rinunciare all'eredità senza andare dal notaio?
Sì. L'art. 519 del codice civile prevede due strade equivalenti: la dichiarazione ricevuta da un notaio oppure quella ricevuta dal cancelliere del tribunale del circondario in cui si è aperta la successione. In cancelleria non si paga un onorario professionale: restano l'imposta di registro fissa di 200 euro, le marche da bollo e i diritti di copia, il cui numero cambia da tribunale a tribunale.
Quanto costa il notaio per pubblicare un testamento olografo?
Le imposte fisse sono uguali per tutti: 200 euro di imposta di registro più l'imposta di bollo (45 euro se il verbale non va trascritto), oltre alla tassa d'archivio e ai diritti per il registro generale dei testamenti. L'onorario del notaio invece non è più tariffato dal 2012: va chiesto in un preventivo scritto prima di conferire l'incarico e cambia da studio a studio.