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Le grandi eredità italiane finite in tribunale

Le eredità che finiscono sui giornali hanno in comune una cosa con la tua: non litigano per i soldi, litigano per come sono stati divisi. E gli errori che le hanno fatte finire in tribunale sono tre, sempre gli stessi, e si commettono anche con una casa e un conto corrente.

Aggiornata · agosto 2026

Perché una lite da miliardi ti riguarda

Verrebbe da pensare che le eredità dei grandi imprenditori italiani appartengano a un altro mondo. In parte è vero: cambiano le cifre, gli avvocati e i giornali che ne scrivono.

Ma le norme sono le stesse. La quota che spetta ai figli è la stessa per l'erede di un gruppo industriale e per chi eredita un appartamento in periferia. Le donazioni fatte in vita si conteggiano allo stesso modo. Un testamento scritto male è nullo per tutti.

Ecco perché queste storie sono la lezione più efficace che esista: mostrano cosa succede quando quelle regole vengono ignorate, e lo mostrano su casi che sono stati esaminati da schiere di avvocati. Se sono finiti in tribunale loro, con quelle risorse, il rischio per una famiglia normale non è minore.

Errore n. 1 — Pensare che il testamento possa tutto

È la convinzione più diffusa, ed è sbagliata: in Italia non esiste la libertà di lasciare i propri beni a chi si vuole. Il codice civile riserva una quota — la legittima — al coniuge, ai figli e, in loro assenza, ai genitori. Quello che resta si chiama disponibile, e solo di quello si può disporre liberamente.

Il caso più noto è quello di Bernardo Caprotti, il fondatore di Esselunga. Con un testamento del 9 ottobre 2014, davanti al notaio Carlo Marchetti a Milano, lasciò il controllo del gruppo alla seconda moglie Giuliana Albera e alla figlia Marina, mentre ai due figli di primo matrimonio, Giuseppe e Violetta, andò una quota di una holding immobiliare.

I legali dei due figli sostennero che le disposizioni — anche tenendo conto degli immobili donati negli anni precedenti — ledevano la loro quota di legittima. La vicenda non si è chiusa con una sentenza: nel 2020 Giuseppe e Violetta hanno ceduto il loro 30% alle sorellastra e alla matrigna per 1,83 miliardi di euro.

La lezione, che vale anche per una casa sola: la legittima non è un'opinione, è un calcolo. Un testamento che la ignora non è nullo — è impugnabile, il che è peggio: resta in piedi finché qualcuno non lo attacca, e quel qualcuno di solito è un figlio.

Errore n. 2 — Dimenticare le donazioni fatte in vita

È l'errore che colpisce di più le famiglie normali, perché sembra il contrario di un errore: "a tuo fratello la casa gliel'ho già data vent'anni fa, quindi ora dividete il resto".

Non funziona così. Le donazioni fatte in vita rientrano nel calcolo dell'eredità. Il meccanismo si chiama collazione e serve proprio a questo: rimettere idealmente nel mucchio quello che il defunto ha già dato, per verificare che nessun legittimario sia stato lasciato sotto la sua quota.

Nel caso Caprotti fu esattamente il punto sollevato: non solo cosa diceva il testamento, ma cosa era già stato trasferito prima.

Nella pratica quotidiana questo significa una cosa molto concreta: se in famiglia qualcuno ha già ricevuto un immobile per donazione, quella donazione va dichiarata, e prima o poi entrerà nei conti. Tenerla nascosta non la fa sparire: la fa scoprire in un momento peggiore.

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Errore n. 3 — Non sapere quale legge si applica

Sembra un dettaglio da specialisti. È invece il cuore della causa più lunga d'Italia.

Alla morte di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, la successione è stata regolata sul presupposto che la sua residenza fosse in Svizzera. Non è un particolare formale: il diritto svizzero ammette i patti successori, accordi con cui gli eredi rinunciano in anticipo a far valere le proprie pretese. In Italia quei patti sono vietati dall'articolo 458 del codice civile.

Da lì è nata la causa fra la figlia Margherita Agnelli e i suoi tre figli, fra cui John Elkann. Nel dicembre 2024 la giudice Nicoletta Aloj, a Torino, ha ammesso nel processo civile gli atti dell'indagine penale secondo cui la residenza fiscale effettiva di Marella sarebbe stata in Italia almeno dal 2010. Il 2 aprile 2026 il tribunale svizzero di Thun ha dichiarato inammissibile il procedimento avviato dagli Elkann per far riconoscere la giurisdizione elvetica.

La lezione: dove risiedeva davvero il defunto decide quale legge governa l'eredità — e quindi cosa è valido e cosa no. Non è una questione da miliardari: riguarda ogni famiglia italiana con un parente emigrato, o con un genitore che si era trasferito all'estero da pensionato.

E un caso che invece è andato bene

Non tutte finiscono in causa, e vale la pena guardare anche quelle.

Silvio Berlusconi aveva cinque figli da due matrimoni — la configurazione che, statisticamente, produce più liti. Le sue ultime volontà erano in un testamento olografo, due facciate scritte a mano il 19 gennaio 2022 mentre si recava all'ospedale San Raffaele, consegnate al notaio Arrigo Roveda e pubblicate ad Arcore il 5 luglio 2023.

Il testamento assegnava ai due figli maggiori, oltre alla loro quota di legge, l'intera quota disponibile, dando loro il controllo di Fininvest; e prevedeva lasciti a persone non familiari. Nonostante una struttura che avrebbe potuto essere contestata, i cinque fratelli hanno trovato un'intesa.

La lezione: un testamento fatto in modo tecnicamente corretto — e soprattutto una famiglia che decide di non litigare — vale più di qualunque architettura societaria.

Cosa portarsi via, se la tua eredità è una casa e un conto

1. La quota dei figli e del coniuge non si può togliere. Si può decidere come dividere il resto, non quella.

2. Quello che è già stato dato in vita conta. Va detto, va documentato, va messo nel conto.

3. Conta dove viveva davvero il defunto, non dove era iscritto.

4. Un testamento scritto male crea più problemi di nessun testamento. Se c'è, va pubblicato da un notaio prima di poterne fare qualcosa.

5. Quasi tutte queste vicende si sono chiuse con un accordo, non con una sentenza. Anche nelle famiglie normali è così: la causa è quasi sempre il modo più caro di arrivare a un accordo che si poteva fare prima.

E poi una cosa banale che nessuna di queste storie racconta: la dichiarazione di successione va comunque presentata, entro dodici mesi, anche mentre si discute. È l'adempimento fiscale, ed è separato da chi eredita cosa.

Riferimenti: artt. 536-542 del codice civile (quote di riserva), art. 458 c.c. (divieto di patti successori), artt. 737 e seguenti c.c. (collazione), art. 31 del D.Lgs. 346/1990 (termine di dodici mesi). I fatti sui casi citati sono ripresi dalla stampa nazionale — Il Sole 24 Ore, Milano Finanza, Sky TG24 — e riguardano procedimenti in parte ancora in corso: sono riportati come cronaca pubblica, non come ricostruzione nostra.