Il defunto viveva all'estero: quale legge si applica?
Non decide la cittadinanza e non decide dov'è la casa: decide la residenza abituale del defunto al momento della morte. Da quella dipende quale legge governa tutta l'eredità — e quindi cosa è valido, chi eredita e quanto. È il punto su cui ruota la causa ereditaria più lunga d'Italia.
Aggiornata · agosto 2026La regola europea, in una riga
Dal 17 agosto 2015 si applica il Regolamento UE 650/2012, e dice una cosa sola ma pesante:
alla successione si applica la legge dello Stato in cui il defunto aveva la residenza abituale al momento della morte.
Una legge sola per tutta l'eredità: mobili e immobili, ovunque si trovino. Non c'è più la vecchia divisione fra beni in un paese e beni in un altro.
E vale anche verso Stati non europei: se un cittadino italiano muore abitualmente residente in Argentina, si applica la legge argentina, benché l'Argentina non sia vincolata dal regolamento.
Cosa vuol dire davvero «residenza abituale»
Qui sta tutto, ed è il motivo per cui la questione finisce in tribunale.
La residenza abituale non coincide con l'iscrizione all'anagrafe. Non basta essersi iscritti all'AIRE, e non basta avere un indirizzo all'estero. Si guarda alla vita reale: dove si passava la maggior parte del tempo, dove stava la famiglia, dove si curava, dove teneva i rapporti sociali ed economici.
È un accertamento di fatto, e si può contestare.
La causa Agnelli, che è esattamente questo
Alla morte di Marella Caracciolo, vedova di Gianni Agnelli, la successione è stata impostata sul presupposto che la sua residenza fosse in Svizzera.
Non è un dettaglio anagrafico: il diritto svizzero ammette i patti successori, accordi con cui gli eredi rinunciano in anticipo a far valere le proprie pretese. L'articolo 458 del codice civile italiano li vieta, e li considera nulli. La stessa vicenda, letta con due leggi diverse, dà due esiti opposti.
Da qui la causa fra la figlia Margherita Agnelli e i suoi tre figli, fra cui John Elkann.
- Nel dicembre 2024 la giudice Nicoletta Aloj, a Torino, ha ammesso nel processo civile gli atti di un'indagine penale secondo cui la residenza fiscale effettiva di Marella sarebbe stata in Italia almeno dal 2010.
- Il 2 aprile 2026 il tribunale svizzero di Thun ha dichiarato inammissibile il procedimento con cui i tre fratelli chiedevano di far riconoscere la giurisdizione elvetica.
Il procedimento è ancora aperto e questi sono i fatti riportati dalla stampa, non una nostra ricostruzione. Ma il principio è già chiarissimo: dove si viveva davvero decide quale legge si applica, e quella scelta può valere miliardi — o, in una famiglia normale, l'intera eredità.
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Si può scegliere la legge italiana
Sì, e chi vive stabilmente all'estero dovrebbe saperlo.
Il regolamento consente la professio iuris: una persona può scegliere che alla propria successione si applichi la legge dello Stato di cui ha la cittadinanza. Un italiano residente in Germania può quindi scegliere la legge italiana.
Come si fa: la scelta va fatta espressamente, con una dichiarazione nella forma di una disposizione a causa di morte — in pratica, in un testamento. Non si presume e non si desume: o è scritta, o non c'è.
Perché farlo: per prevedibilità. Molti ordinamenti stranieri hanno regole molto diverse sulla quota riservata ai figli — alcuni non ne hanno affatto. Chi vuole che valgano le regole italiane deve dirlo.
I documenti: la parte che allunga i tempi
Con un pezzo di successione all'estero, il collo di bottiglia non è quasi mai il diritto. Sono i documenti.
I certificati esteri — l'atto di morte in primis — vanno prodotti insieme a una dichiarazione sostitutiva che ne attesti la conformità all'originale. Se sono in lingua straniera serve la traduzione asseverata da un perito iscritto presso il tribunale, con giuramento. Fa eccezione il bilinguismo riconosciuto, per esempio a Bolzano.
Il certificato successorio europeo (artt. 62 e seguenti del regolamento) è lo strumento che permette a un erede di dimostrare la propria qualità in tutti gli Stati membri senza rifare la pratica in ognuno. Lo rilascia l'autorità dello Stato competente per la successione.
I tempi si allungano, e non dipende da noi: fra richiesta di certificati a un consolato, apostille e traduzioni, mesi sono normali. Chi ha una scadenza di dodici mesi da rispettare farebbe bene a partire dai documenti esteri, non dal resto.
Il fisco è un'altra cosa ancora
Attenzione, perché qui si fa confusione facilmente: il regolamento europeo riguarda il diritto civile — chi eredita e in che quote — non le imposte.
Sul fronte fiscale la regola italiana è nell'art. 2 del D.Lgs. 346/1990:
- se il defunto era residente in Italia, l'imposta è dovuta su tutti i beni, ovunque si trovino;
- se era residente all'estero, l'imposta è dovuta solo sui beni esistenti in Italia.
Per evitare la doppia tassazione esistono convenzioni, e in loro assenza è previsto un credito d'imposta per quanto pagato all'estero sugli stessi beni, fino a concorrenza dell'imposta italiana. La certificazione dell'imposta versata all'estero va allegata alla dichiarazione.
⚠️ Nel modello ci sono caselle apposite. Ogni bene estero va contrassegnato come tale, e per gli immobili all'estero la provincia si indica con la sigla EE. Quei beni non entrano nel calcolo delle imposte ipotecaria e catastale, che riguardano solo gli immobili iscritti nei registri italiani.
Chi lavora la pratica, e dove
Se il defunto risiedeva all'estero e non ha mai risieduto in Italia, la dichiarazione la lavora l'ufficio di Roma 6 – Eur Torrino, della Direzione provinciale II di Roma. Se invece aveva risieduto in Italia prima di trasferirsi, competente è l'ufficio dell'ultima residenza italiana nota.
La presentazione resta telematica. L'unica eccezione ammessa al cartaceo riguarda i residenti all'estero effettivamente impossibilitati alla trasmissione telematica.