Il convivente non eredita niente, mai
È la cosa che sorprende di più, e la scoprono sempre nel momento peggiore: chi convive senza essere sposato né unito civilmente non eredita nulla. Non una quota ridotta — nulla. Trent'anni di vita insieme non spostano una virgola, se non c'è un testamento.
Aggiornata · agosto 2026Il caso che lo ha reso evidente a tutta l'Italia
Lucio Dalla è morto il 1° marzo 2012 senza lasciare testamento.
Il suo patrimonio — stimato attorno ai 50 milioni di euro fra case a Bologna, alle Tremiti, a Milo e a Pesaro, opere d'arte, una società di produzione e i diritti d'autore — è andato per intero ai parenti più prossimi: cugini di primo grado e loro figli.
Marco Alemanno, che con lui aveva convissuto e lavorato per più di dieci anni, non ha ricevuto nulla. Non per una decisione contro di lui: semplicemente perché la legge, in assenza di testamento, non lo contempla.
Non era una scelta di Dalla. Era l'effetto automatico di non aver scritto niente.
La regola, senza giri di parole
Quando manca il testamento si apre la successione legittima, e il codice civile elenca chi eredita: coniuge, figli, genitori, fratelli, e a scendere i parenti fino al sesto grado. Se non c'è nessuno, tocca allo Stato.
Il convivente non è in quell'elenco. Non a nessun grado.
Il paradosso è che un cugino di secondo grado mai visto eredita, e la persona con cui si è condivisa la vita no.
La differenza che quasi nessuno conosce
Dal 2016 esiste la legge 76, la cosiddetta legge Cirinnà. Ma tratta in modo profondamente diverso due situazioni che nel parlato si chiamano allo stesso modo.
| Unione civile | Convivenza di fatto | |
|---|---|---|
| È erede legittimo | sì, come un coniuge | no |
| Ha diritto alla legittima | sì | no |
| Se non c'è testamento | eredita | non prende niente |
| Casa comune | diritto di abitazione come il coniuge | solo per un periodo limitato |
L'unione civile — riservata alle coppie dello stesso sesso — dà diritti successori pieni: si applicano le norme su legittimari, successione legittima, collazione e patto di famiglia esattamente come per il coniuge.
La convivenza di fatto — registrata o no in anagrafe — non dà alcun diritto ereditario. Dà soltanto un diritto temporaneo a continuare ad abitare nella casa comune:
- due anni se la convivenza durava meno di due anni;
- quanto è durata la convivenza, fino a un massimo di cinque anni, se durava di più;
- almeno tre anni se si convive con figli minori o disabili della coppia.
Poi si esce. Anche dopo trent'anni insieme, il massimo è cinque.
Sei convivente e devi fare una successione?
Diccelo quando chiedi il preventivo: cambia chi sono gli eredi, quali documenti servono e a chi va comunicata la pratica. Ti diciamo cosa comporta prima di iniziare.
Cosa si può fare, e va fatto prima
① Il testamento. È la soluzione vera, e costa poco o niente: un testamento olografo è un foglio scritto a mano, datato e firmato. Al convivente si può lasciare la quota disponibile, che se non ci sono figli né coniuge è tutto il patrimonio.
⚠️ Attenzione al limite: se ci sono figli o genitori, la loro quota di riserva resta intoccabile. Con un figlio si può lasciare al convivente metà; con due figli, un terzo.
② L'unione civile, per le coppie dello stesso sesso: risolve tutto in un colpo, perché equipara al coniuge.
③ La polizza vita. Il capitale di una polizza non entra nell'asse ereditario: va al beneficiario designato, fuori dalle regole della successione e fuori dalla legittima. È lo strumento più semplice e più trascurato per proteggere un convivente.
④ Il contratto di convivenza. Regola i rapporti patrimoniali durante la vita comune, ma non attribuisce diritti successori. Serve, ma non a questo.
E sul piano fiscale è ancora peggio
Anche quando c'è un testamento, il convivente resta un estraneo per il fisco.
| Franchigia | Aliquota | |
|---|---|---|
| Coniuge o parte dell'unione civile | 1.000.000 € | 4% |
| Convivente di fatto | nessuna | 8% |
Su un appartamento con valore catastale di 150.000 € lasciato per testamento, un coniuge paga zero di imposta di successione; un convivente ne paga 12.000, più ipotecaria e catastale.
È un dato da mettere nel conto quando si scrive il testamento, perché a volte cambia la scelta di cosa lasciare e come.
Se la successione è già aperta
Se la persona è mancata e non c'era testamento, non c'è molto da fare sul piano ereditario. Restano però tre cose concrete:
- il diritto di abitazione temporaneo sulla casa comune, nei limiti visti sopra;
- eventuali polizze vita con designazione del convivente, che si riscuotono a parte;
- i conti cointestati, che seguono le regole della cointestazione e non quelle della successione — ma la quota del defunto entra comunque nell'asse.
E resta l'adempimento: la dichiarazione di successione va presentata entro dodici mesi da chi è erede. Il convivente non erede non la presenta, ma spesso è l'unico che sa dove sono i documenti — e in quei giorni è quello che aiuta di più.